Era una serata come tante, o almeno così sembrava. Oylum, stanca ma serena, stava guidando con suo figlio Jan addormentato sul sedile posteriore. Gli parlava con dolcezza, cercando di tranquillizzarlo. Una mamma che si illude di aver trovato un momento di pace, inconsapevole che l’orrore stava per travolgerla. Improvvisamente, un’auto si piazza di traverso sulla strada: la frenata è brusca, il panico è immediato. Vahit è lì. Sceso con furia, la obbliga a uscire. Oylum cerca di spiegare che ha un bambino con sé, ma l’uomo è accecato dalla rabbia. Urla, minaccia, non sente ragioni. In pochi istanti, la donna è costretta a scendere, tremante e sconvolta. Vahit è deciso a portarla via. E lo fa.
Il figlio piccolo rimane da solo in auto, piange disperato mentre la madre viene spinta con forza dentro il veicolo del suo aguzzino. Nessuno li vede, la strada è deserta. Inizia così un viaggio senza meta visibile ma con un fine sinistro: la vendetta. Durante il tragitto, Oylum tenta invano di ragionare con Vahit, ma lui non vuole ascoltare. Per lui non è solo un rapimento: è giustizia, onore, e vendetta personale. La porta in un capannone abbandonato, buio e gelido. La lega a una sedia. Davanti a lei, una telecamera accesa. Vuole umiliarla, filmarla mentre “confessa” falsità che la marcherebbero per sempre. Le lacrime scorrono sul suo viso, ma non inteneriscono Vahit. Le urla contro, le punta la pistola.
Intanto, altrove, Karaman riceve notizie allarmanti: Vahit è tornato a Istanbul, e non da solo. È accompagnato da uomini armati e animato da intenti oscuri. Quando scopre che Oylum è irraggiungibile, il panico lo travolge. La paura lo spinge all’azione: si lancia in una disperata corsa contro il tempo, guidato da un flebile segnale GPS. Ogni minuto è prezioso. Quando finalmente trova l’auto di Oylum, parcheggiata e con la portiera aperta, il cuore gli si blocca. All’interno, Jan è immobile, svenuto. Un’immagine che paralizza. Ma Karaman non può cedere: deve trovare Oylum.
Nel capannone, l’angoscia ha raggiunto il limite. Oylum, obbligata a leggere un copione che non le appartiene, è distrutta. Ogni parola è una pugnalata. Poi un rumore spezza il silenzio: Karaman è arrivato. Armato, pronto. I loro sguardi si incrociano, silenziosi ma pieni di significato. Vahit, furioso, punta la pistola su Oylum. In quell’attimo, Karaman prende la decisione più difficile della sua vita. Spara.